Il pensiero del Presidente dell'Anassilaos Stefano Iorfida sugli scavi archeologici di Piazza Garibaldi

di Caterina Sorbara
di Caterina Sorbara

 

A Reggio Calabria, gli scavi di Piazza Garibaldi che all’inizio avevano suscitato l’entusiasmo dei Reggini, ultimamente, sono divenuti una sorta di discarica a cielo aperto, nella quale fanno bella mostra di sé carte, cartacce, buste di plastica, lattine, bottiglie e persino il manico di una scopa.

Stefano Iorfida, Presidente dell’Associazione Culturale Anassilaos, in una nota inviateci scrive: “ Non ci si stancherà mai di deprecare il comportamento dei soliti, per fortuna pochi, incivili, per i quali non esistono né scusanti né giustificazioni anche se, occorre pur dirlo, su quegli scavi è calato da mesi un silenzio incomprensibile che, se non giustifica i vandalismi, alimenta quell’indifferenza nella quale si annidano gesti piccoli e grandi di comune pubblica barbarie”.

 

Continua dicendo:” Sono passati pochi mesi, da quando i Reggini, improvvisati archeologi e storici, discutevano della scoperta, avanzavano ipotesi - talune del tutto bizzarre e fantasiose-, compulsavano i testi degli storici antichi e quelli degli studiosi locali alla ricerca di una testimonianza o di una traccia capace di suffragare questa o quell’altra ipotesi. Anche noi, come associazione, abbiamo partecipato di quella esaltazione collettiva e di quell’interesse che ci sembrava stupefacente.

 

Per la prima volta, Reggio Calabria, una città spesso abulica e indifferente alla propria storia, discute, si anima, si accapiglia per un ritrovamento archeologico che si presentava e veniva presentato, anche dai mass media, come “eccezionale”. Sapevamo che era, allo stato dei fatti, difficile dare risposte certe ma ritenevamo che, alla luce dei pochi o molti (non lo sappiamo ancora) reperti ritrovati durante gli scavi fosse possibile formulare da parte della Soprintendenza ai Beni Archeologici ipotesi scientificamente più valide e invece gli scavi di Piazza Garibaldi costituiscono, occorre dirlo, una sorta di segreto, forse meglio custodito della costruzione, a suo tempo, della bomba atomica, che alimenta, come ogni segreto, i “si dice” e i “retroscena”.

 

La Soprintendenza – seguendo una abitudine ahimè inveterata – tace, indifferente a quella pubblica opinione che pure le è necessaria, dato che sono i cittadini a finanziare con i propri denari ogni scavo archeologico e ogni attività di ricerca. Il mondo della ricerca archeologica e delle antichità, quello che occupa le Facoltà umanistiche delle nostre università e le diverse Soprintendenze, sparse un po’ ovunque nel nostro Paese, è un mondo molto spesso autoreferenziale, chiuso in se stesso, incapace di dialogare con i cittadini, il cui distacco poi peraltro critica.

 

Noi non pretendiamo che la Soprintendenza, che ha curato fin qui gli scavi, dia ai Reggini informazioni definitive e certe su quello che è o potrebbe essere il manufatto ritrovato a Piazza Garibaldi , né comunicazioni “farlocche” e/o scientificamente infondate al solo scopo di mantenere desta l’attenzione dell’opinione pubblica, ma abbiamo il diritto di conoscere lo stato della ricerca, allo scopo di sostenere quella stessa ricerca e alimentare ancora nei Reggini quell’amore per la storia della propria città”.

 

Infine Iorfida conclude dicendo: “ Tale “silenzio assordante” dopo tanto entusiasmo, può portare soltanto ad una terribile delusione capace di far crescere ed alimentare il vandalismo più becero”

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