DON DOMENICO CARUSO AUTORE DI UN LIBRO CHE INDICA LE VIE DELL’AMORE PER OTTENERE  LA PACE TRA I POPOLI DI RELIGIONI DIVERSE

di Francesco Di Masi
di Francesco Di Masi

 

 

IL DIALOGO INTERRELIGIOSO FERMERA’ IL TERRORISMO

 

 

A ffinché nulla vada perduto (Gv 6,12) - Ecumenismo ed Evangelizzazione - che tratta anche di "Dialogo interreligioso" con l’islamismo e altre religioni non cristiane, è il titolo del libro scritto da Don Domenico Caruso a conclusione di studi universitari in settori che per la diocesi di Oppido M. Palmi, richiedevano conoscenze approfondite nella consapevolezza delle necessità impellenti emergenti da un territorio dove gli immigrati, soprattutto di religione islamica diventano di giorno in giorno più numerosi.

 

Da questi studi, nacque la necessità di un lavoro finale per riassumere la ricerca metodologica, come tesi universitaria, che divenne poi libro ricco di argomentazioni, utili per approfondimenti degli studenti dell’Istituto Teologico Pastorale di Gioia Tauro di cui è Direttore e che il Corriere della Piana propone come suggerimenti per possibili risoluzioni, in un contesto storico tartassato dalle cronache di stragi che avvengono in vari Stati per attacchi terroristici da parte di organizzazioni di fondamentalisti islamici di varie matrici.

 

Il libro parte da una profonda riflessione su chi afferma che la Chiesa, come Istituzione, abbia perso molto in significatività per motivi di credibilità interna e per la crisi che ha investito ogni Istituzione, che ha urgente bisogno di ripensamento per essere un’Istituzione adeguata ai tempi, riformulando un modello che abbia maggiore credibilità. “La mia, scrive Don Caruso, non vuole essere polemica, è invece il desiderio di quanti amano la Chiesa, la sua identità e la sua missione.

 

A poco serve che si parli di sviluppo esterno, quando al suo interno, non si scorge una vera stabilità: noi siamo riuniti nel nome di Cristo nello stesso “recinto”, ma poniamo ragioni e scuse per essere separati. Per cui, mentre esternamente affermiamo di seguire gli insegnamenti di Cristo e il suo comandamento: <>, nel nostro cuore ci rifiutiamo gli uni gli altri, nascondendoci dietro le varie denominazioni. Da ciò l’immagine di una Chiesa che non crede fermamente alla Parola del Signore. La disunione tra i cristiani indebolisce la credibilità e oscura il valore di segno e di testimonianza della Chiesa

 

Il Suo compito principale è annunciare Cristo prima a se stessa e poi al mondo. Se noi non riusciamo a fare questo, il mondo si allontanerà da Cristo e dalla Chiesa, perché se la Chiesa non vive secondo la volontà di Cristo, la Sua voce, che risuona nel mondo, diventerà una voce vuota.>> Ci sono quindi argomenti che vanno reinterpretati e approfonditi per andare avanti, per progredire nell’autocomprensione di una Chiesa la cui identità è appunto, l’evangelizzazione. La vera meta da raggiungere è l’unità, la cui via non è facile perché ci sono diversità di posizione nelle varie denominazioni di Chiesa. La via è lunga e difficile, non per questo rinunciabile e sono proprio l’Ecumenismo, il Dialogo interreligioso e l’Evangelizzazione, a costituire le grandi sfide decisive per la missione della Chiesa. Il corpo centrale del libro tratta la storia dell’Ecumenismo che pur se riconducibile all’800 con i primi dialoghi ecumenici tra cattolici e membri di altre Chiese, l’atteggiamento fondamentale della Chiesa Cattolica fu sempre di rifiuto e di superiorità nei confronti di tutte le altre Chiese.

 

Un atteggiamento del genere non avrebbe mai portato al tentativo dell’Unità tra Chiese cristiane, ma il vero primo significativo gesto fu quello di Papa Paolo VI e del Patriarca di Costantinopoli Atenagora I che si abbracciarono a Costantinopoli il 6 Gennaio 1964, per cancellare le colpe del passato; il 7 Dicembre dell’anno successivo, nello stesso tempo a Roma e a Istambul, le scomuniche reciproche del 1054 furono ufficialmente abolite e sia Paolo VI che Atenagora I, in una dichiarazione comune affermarono di essere dispiaciuti per le parole offensive, i rimproveri infondati e le azioni indegne che, dai due lati, hanno segnato e accompagnato gli avvenimenti sfortunati dell’anno dello scisma. Nel 1975, una volta equilibrato tutto verso una teologia importantissima di Chiese sorelle, Papa Paolo VI incontrò il metropolita Melitone della Chiesa di Calcedonia e con il gesto d’inginocchiarsi davanti a lui, furono riconosciute le colpe della Chiesa Cattolica nello scisma. Va anche ricordato il dono nell’anello papale all’arcivescovo di Canterbury Ramsey. Le basi per una forte apertura dialogica al mondo, erano già state poste da Giovanni XXIII durante il Concilio Vaticano II, che invitò esponenti di altre Chiese a parteciparvi e per confrontarsi sui temi discussi al Concilio, istituì persino il Segretariato per l’Unità dei Cristiani.

 

Papa Francesco, contestualmente alla chiusura dell’Anno della Fede, pubblicò l’Esortazione apostolica post-Sinodale “Evangelii Gaudium” che approfondisce invece il "Dialogo interreligioso" con le religioni non cristiane tra cui l’islamismo, di cui scrive << Nonostante le difficoltà dei fondamentalismi da ambo le parti ill dialogo interreligioso è una condizione necessaria per la pace nel mondo e pertanto un dovere per i cristiani come per le altre religioni. Questo dialogo è in primo luogo una conversazione sulla vita umana o semplicemente, come propongono i Vescovi dell’India “un atteggiamento di apertura verso di loro, condividendo le loro gioie e le loro pene. Così impareremo ad accettare gli altri nel loro modo di essere, di pensare e di esprimersi. Con questo metodo potremo assumere insieme il dovere di servire la giustizia e la pace, che dovrà diventare un criterio fondamentale di qualsiasi interscambio, un dialogo in cui si cerchi la pace sociale e la giustizia è in se stesso, al di là dell’aspetto meramente pragmatico, un impegno etico che crea nuove condizioni sociali.

 

Gli sforzi intorno ad un tema specifico possono trasformarsi in un processo in cui, mediante l’ascolto dell’altro, ambo le parti trovano purificazione ed arricchimento. Pertanto, anche questi sforzi possono avere il significato di amore per la verità.>> In questo contesto si inserisce l’azione evangelizzatrice anche per i popoli di religione non cristiana e l’importanza delle missioni presso questi popoli. << L’utilizzo della metafora di “ Chiesa in uscita” del Papa, è un invito a non aver paura di riformare la Chiesa, sia nelle strutture che nei suoi strumenti di coordinamento – scrive Don Caruso – ma ancora di più nel radicarla in Dio che ci ama continuamente e che ci offre la salvezza del dono del suo Figlio Gesù, motore dell’azione evangelizzatrice e missionaria della Chiesa>>.

 

Il libro termina con un’intervista al Vescovo Mons. Francesco Milito della diocesi di Oppido M. – Palmi, incentrata anch’essa sulla necessità dell’azione evangelizzatrice dei popoli di religione non cristiana, data la forte affluenza d’immigrati di religione islamica nel nostro territorio, azione evangelizzatrice che può avvenire tramite l’azione dell’Ufficio per l’Ecumenismo diretto da Don Caruso di concerto con la Caritas diocesana che oltre a soddisfare i bisogni primari degli immigrati, deve soddisfare in primis il principio di Carità cristiana che è dare e provvedere ai loro bisogni con "amore", unica via possibile per ottenere l’anelata pace nel mondo.

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