Alla sesta ristampa il best seller del generale Angiolo Pellegrini: “Noi, gli uomini di Falcone”

 

Dal sottotitolo “La guerra che ci impedirono di vincere”, si coglie il significato del libro del Generale Angiolo Pellegrini “Noi, gli uomini di Falcone”, alla cui stesura ha collaborato Francesco Condoluci, mentre la prefazione è di Attilio Bolzoni che all’epoca degli accadimenti, era cronista dell’ Ora , quotidiano della sera, che pubblicava notizie che altri tacevano.

 

Opera che va inquadrata nella saggistica pubblicata da Sperling & Kupfer della Mondadori e rievoca i periodi più drammatici della vicenda siciliana, ma anche i più intensi vissuti da chi la battaglia l’ha combattuta personalmente e vinta contro i boss palermitani, che attraverso traffici di droga accumularono ricchezze ingenti, cancellando l’aristocrazia mafiosa, i Cavalieri già individuati dal Generale Dalla Chiesa e i tanti complici che operavano indisturbati dai palazzi dei poteri ai mercati, dalle redazioni alle chiese.

 

Ma cosa poteva fare Angiolo Pellegrini capitano dei Carabinieri nominato nell’81 capo della sezione anticrimine di Palermo durante una guerra tra famiglie mafiose per la spartizione dei poteri e la guerra di mafia apertamente dichiarata allo Stato per creare spaccature e generare terrore? Avevano da poco assassinato gli ufficiali dei Carabinieri Emanuele Basile e il successore Mario D’Aleo, le indagini dei quali furono continuate sullo stesso filone investigativo da Pellegrini, proprio a Monreale dove si capiva che nessuno poteva osare indagare. Ma cos’era Palermo secondo Attilio Bolzoni quando approdò quel capitano non cerimonioso, non ubbidiente e parecchio distaccato, diverso dai suoi predecessori? Non era Europa, non era Africa: era una sacca infetta in mezzo al Mediterraneo.

 

Ma il capitano “Billy The Kid”, così fu soprannominato Pellegrini, oltre ai rapporti con i magistrati Rocco Chinnici, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, aveva riunito un gruppo di fedelissimi dell’arma che lo accompagnarono in tutte le sue operazioni. Il primo suo intervento nell’aula di Corte d’Assise dove si celebrò il processo contro gli assassini di Rocco Chinnici, fatto saltare in aria con la sua auto blindata il 29 Luglio 1983, lasciò impietrito Bolzoni che era abituato ad ascoltare tutt’altro che la testimonianza di uomini decisi come Pellegrini, che dimostrò di ricordare tutto ciò che gli aveva confidato Rocco Chinnici, il giorno in cui lo convocò per dirgli: Capitano si tenga pronto, sto per disporre l’arresto dei Salvo. I tempi sono maturi.

 

Distaccato, riservato, come un uomo dell’Arma dei Carabinieri deve essere, ma capace di creare una collaborazione così stretta tra Carabinieri e Polizia di Stato che gli consentì numerosi successi. La prima inchiesta condotta con rapporto firmato congiuntamente da Angiolo Pellegrini come comandante dell’Anticrimine e da Ninni Cassarà Vice dirigente della Criminalpol, fu quella dei 162: il dossier “Michele Greco + 161”.

 

Ma c’è tant’altro in un libro che non si smetterebbe mai di leggere per la molteplicità di notizie, legami, eventi e intrighi tutti da scoprire, in primis il rapporto e la stima reciproca con Giovanni Falcone che aveva voluto Pellegrini come capo del pool antimafia di Palermo. La sessantasettesima presentazione di “Noi gli uomini di Falcone” che ancora intendiamo celebrare per l’elevato valore non solo socio-culturale, ma giuridico-processuale e giornalistico, è avvenuta nella mattinata del 18 Novembre per gli alunni delle Scuole Superiori di Locri e nel pomeriggio della stessa giornata nella sede del Consiglio Comunale di Locri, alla presenza del Vescovo Mons.

 

Francesco Oliva, del sindaco Giovanni Calabrese, in collaborazione con l’assessorato alla Pubblica Istruzione della città di Locri. Ha fatto da moderatore il prof. Vincenzo Romeo. Il saggio che riporta storie di collusioni tra mafia e potere politico, storie di ricchezze provenienti dal malaffare, di silenzi, di ruffiani, dentro e fuori i palazzi, racconta gli anni più bui di Palermo e le vittorie che potevano essere ancora tante, se qualcuno non avesse impedito di continuare a vincere la guerra intrapresa da Chinnici, Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa e tante altre vittime, che assieme alle strategie anticrimine di Angiolo Pellegrini, integerrimo ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, diedero inizio ai veri successi dello Stato contro la mafia, fino al maxiprocesso che segnò la vera fine di Cosa Nostra.

 

Un libro che il “Corriere della Piana”, impegnato da sempre nella lotta alla mafia, consiglia di leggere per comprendere meglio in quali luoghi insospettabili e dietro quali atteggiamenti, non sempre palesi, e poteri, si nascondono ancora oggi mafiosi e ‘ndranghetisti o ‘ndranghetiste, che se passati inosservati potrebbero portare alla rinascita, addirittura fortificata, di fenomeni delinquenziali a causa dei quali molti uomini dello Stato hanno perso la vita. Non capire oggi attorno a noi quali sono i veri pericoli, vanificherebbe l’impegno costante di Magistratura e Forze dell’Ordine, ma usando le stesse teorie del generale Pellegrini inviato al fronte per combattere la sua guerra, le battaglie si vincono quando tra gli amici si sanno individuare i peggiori nemici .

Il giornale cartaceo è disponibile in tutte le edicole della Piana a soli € 1,50 oppure puoi riceverlo a casa tua semplicemente abbonandosi on line!

di Francesco Di Masi


Commenta l' articolo