I contadini-soldato di Molochio decorati al valore

di Paolo Cosmano
di Paolo Cosmano

Se a Molochio si parla di medaglia  al valor militare, il pensiero richiama Angelo Cosmano, il Maresciallo che nella prima guerra mondiale, il 10 giugno 1916, compie atti di eroismo sul monte Lemerle, in difesa di Bassano del Grappa e di Vicenza (si veda “Corriere della Piana”, n. 23/2014).

 

 

Angelo Cosmano, insignito delle più alte onorificenze militari, non è il solo molochiese ad aver meritato medaglie al valore. Nel corso delle vicende belliche che coinvolgono l’Italia tra il 1911-12 (guerra di Libia) e il 1915-18 (Grande Guerra), altri sei giovani contadini costretti alla guerra si distinguono sui campi di battaglia, guadagnandosi pubbliche benemerenze e speciali riconoscimenti al valore. Sono: Domenico Zito, Francesco Cuzzocrea, Salvatore Cosmano, Antonino Dunia, Giuseppe Zito e Rocco Siciliano. E’ quanto emerge dalle fonti documentarie scritte custodite nei pubblici archivi. 

 

Nel 2015 è stato celebrato il centenario dello scoppio della Grande Guerra. Molteplici e diverse sono state le iniziative europee pensate e organizzate da musei, enti e istituzioni, allo scopo di ricordare quell’evento che coinvolse e sconvolse il mondo intero. Aprire una finestra per far luce sul valoroso contributo offerto da un manipolo di giovani combattenti provenienti da un  lembo di terra calabrese, popolato nel 1915 da poco più di 4.000 anime, è uno dei tanti modi possibili  per commemorare quel conflitto così sconvolgente.

 

Raccontiamo, innanzitutto, di Domenico Zito, soldato in terra di Libia, insignito di medaglia di bronzo al valore per essersi distinto durante la battaglia combattuta il 3 marzo 1912 a Derna,  città della Cirenaica orientale. 

Le altre cinque decorazioni sono conferite ad altrettanti giovani soldati molochiesi, in seguito a fatti d’arme avvenuti nel corso della Prima Guerra Mondiale. Giuseppe Vito Zito è il primo in ordine di data a essere insignito della medaglia di bronzo. Nell’agosto 1917 il giovane bracciante-soldato partecipa all’occupazione dell’altopiano della Bainsizza, teatro di una delle più terrificanti battaglie della Grande Guerra, facendosi notare per audacia e determinazione.  

 

 La medaglia di bronzo al valor militare è conferita anche al soldato Rocco Siciliano fu Domenico,  per la «bella prova di coraggio» offerta nel giugno 1918,  durante la  Grande Battaglia del Solstizio  o Battaglia del Piave. 

La grande offensiva del Solstizio sferrata dagli austro-ungarici la notte del 15 giugno, parte principalmente   dagli   altopiani di Asiago e del monte Grappa, con l’obiettivo di  giungere sul Piave alle spalle delle difese italiane.  Sul Grappa, tra il 16 e il 18 giugno, i contrattacchi degli italiani ricacciano il nemico dalle posizioni appena conquistate. Il Comando Supremo loda e rende omaggio all’eroico comportamento dell’Armata del Grappa, attraverso il Bollettino di guerra del 18 giugno 1918. Come testimonianza e riconoscimento solenne del valore mostrato  dai combattenti, 640 soldati che parteciparono alla grande battaglia difensiva del Grappa saranno insigniti della medaglia al valore. Tra questi figurano i molochiesi  Francesco Cuzzocrea fu Vincenzo, Dunia Antonino fu Giovanbattista e il caporal maggiore Cosmano Salvatore di Giuseppe (fratello minore del Maresciallo), tutti combattenti del fronte del Grappa, decorati con medaglia d’argento.

 

Scrivere di loro, di questi giovani contadini-soldato, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente a far uscire dal secolare oblio della memoria i loro nomi e le coraggiose azioni che li videro protagonisti. Sarebbe importante, perciò, che il loro ricordo si traducesse in una testimonianza oggettiva, capace di costituire, direbbe Jacques Le Goff, un tangibile «lascito alla memoria collettiva» delle future generazioni. Perché i simboli rievocativi svolgono un ruolo di primaria importanza nel processo di costruzione e consolidamento del ricordo sociale e dell’identità locale, della quale la memoria storica è l’indispensabile presupposto.   

 

 

Per una comunità che tuttora fatica a riconoscersi, a rendere descrivibili le proprie caratteristiche identitarie, connotata da una debole rete di appartenenze, ricordare è ricerca e riscoperta di sé, del proprio presente, della propria identità; è premessa e condizione ineludibile per rinnovate speranze e per nuovi orizzonti di sviluppo civile, culturale e sociale. 

 

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